La telefonata delle 7:40 fa parte del mestiere: «non riesco a venire». Febbre, il bambino malato, la macchina che non parte. Succederà questo mese, succederà il prossimo, e nessuna pianificazione al mondo la eliminerà. Quello che la pianificazione può eliminare è tutto ciò che di solito viene dopo: il panico, il giro di chiamate a tappeto, la giornata decisa al telefono tra due persone stressate alle 7:43.

La gestione delle assenze non si gioca al momento della chiamata. Si gioca prima, nel modo più prosaico possibile: avendo già deciso cosa si fa.

Il piano B si scrive a mente fredda

L'improvvisazione delle 7:43 produce sempre le stesse due mosse: chiamare tutti sperando in un sì, oppure chiamare sempre la stessa persona che dice sempre sì. La prima è una lotteria, la seconda è un mutuo sulla pazienza altrui che prima o poi va in default.

L'alternativa costa un'ora, una volta: scrivere il protocollo assenze. Chi va avvisato e come (una chiamata, non un messaggio che forse verrà letto). In quale ordine si cercano le sostituzioni, con che criterio (rotazione, non simpatia). Cosa si fa se nessuno può: quali attività si tagliano per prime, come si riorganizza la giornata in versione ridotta. Quel foglio trasforma l'emergenza in procedura, e la procedura si può delegare: anche il vice, anche la persona con meno esperienza, sa cosa fare senza dover inventare.

La giornata ridotta va progettata, non subita

Il pezzo che quasi nessuno prepara: la versione ridotta della giornata. Se siamo in due invece che in tre, cosa NON facciamo oggi? La risposta improvvisata è sempre la stessa, «tutto come al solito ma di corsa», ed è la peggiore: servizio peggiorato ovunque, team bruciato, errori a grappolo.

La risposta progettata è una lista di priorità: con un'assenza salta il riordino del retro, con due si chiude un'ora prima il banco secondario, la cassa non resta mai scoperta comunque. Deciderlo prima significa che la giornata ridotta è una giornata diversa, non una giornata fallita.

Chi copre va trattato da risorsa, non da tappabuchi

Ogni assenza coperta è qualcuno che ha cambiato i suoi piani per il negozio. Se la cosa passa come dovuta, la disponibilità si esaurisce in fretta; se viene riconosciuta (il grazie esplicito, il conto degli straordinari che torna, la priorità sulla prossima richiesta di cambio), si rinnova. Il registro delle coperture serve esattamente a questo: a fare in modo che la generosità di oggi sia il credito di domani, visibile e ricordato.

E attenzione al segnale contrario: se le coperture ricadono sempre sulle stesse due persone, non avete un team flessibile. Avete due persone che stanno maturando le dimissioni.

Il pattern conta più dell'episodio

Ultima cosa, da manager: l'assenza singola non merita alcuna dietrologia, e trattarla con sospetto avvelena il rapporto con tutti. Il pattern invece va visto: sempre di sabato, sempre dopo i turni pesanti, sempre la stessa persona. Il registro delle assenze (data, giorno della settimana, turno che precedeva) fa emergere in dieci minuti quello che la memoria confonde in mesi. E a volte quello che emerge non è un problema di persona: è un turno costruito male che sta sfiancando chiunque ci finisca.


Vedere al volo chi può coprire, tenere il conto di scambi e ore extra, riorganizzare la giornata in due tocchi: è il mestiere di Sked Solve, e sul sito vedete come lo fa.