Nei negozi aperti sette giorni su sette c'è una convinzione diffusa e sbagliata: che il riposo settimanale sia una questione di quante domeniche libere si riescono a dare. È un tema di equità, e conta, ma non è la regola. La regola parla di ore consecutive, e si può violare tranquillamente anche dando la domenica libera.
Cosa dice la norma
L'articolo 9 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce che il lavoratore ha diritto, ogni sette giorni, a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le undici ore di riposo giornaliero.
Da questa somma nasce il numero che si sente citare nei contratti: 24 più 11 fa 35 ore consecutive di stacco.
Un dettaglio che cambia la pianificazione: il riposo settimanale va calcolato come media in un periodo non superiore a quattordici giorni. Significa che due riposi possono essere accorpati, ma anche che il conto non si azzera ogni lunedì.
Lavorare la domenica è legittimo, saltare il riposo no
Nel commercio la domenica è un giorno lavorativo come gli altri da quando le aperture sono state liberalizzate. Questo confonde: siccome lavorare la domenica è normale, si finisce per pensare che il riposo settimanale sia diventato facoltativo.
Non è così. La domenica è la collocazione di regola, non l'unica possibile: il diritto alle ventiquattro ore resta, semplicemente cade in un altro giorno. Quello che non è ammesso è che non cada affatto.
Il punto di attenzione operativo è sempre lo stesso: il riposo deve essere consecutivo. Un martedì libero incastrato tra la chiusura del lunedì alle 22 e l'apertura del mercoledì alle 8 non fa trentacinque ore, ne fa trentaquattro. Manca un'ora, e nessuno se ne accorge perché sul piano si legge «riposo».
Le deroghe
Lo stesso articolo 9 prevede eccezioni, tra cui le attività di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambia squadra e non può usufruire di periodi di riposo giornaliero o settimanale tra la fine del servizio di una squadra e l'inizio di quello della squadra successiva, e le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati nella giornata.
Anche qui vale la regola generale delle deroghe: spostano il riposo, non lo cancellano. Dove il riposo viene compresso spettano riposi compensativi equivalenti.
Questo articolo è un orientamento pratico, non una consulenza legale: il contratto collettivo applicato può prevedere condizioni migliori ed è sempre il primo testo da leggere.
Fuori dall'Italia
In Spagna il minimo è più alto: giorno e mezzo ininterrotto, che di regola comprende il pomeriggio del sabato oppure la mattina del lunedì più l'intera domenica, cumulabile su periodi fino a quattordici giorni. Nel Regno Unito valgono 24 ore ogni sette giorni oppure 48 ogni quattordici, e chi lavora nel commercio ha in più il diritto di rinunciare al lavoro domenicale con un preavviso scritto.
Come si tiene in piedi in pratica
Tre accorgimenti che risolvono la maggior parte dei problemi:
- guardare le ore, non i giorni. Il piano deve mostrare l'intervallo tra la fine dell'ultimo turno e l'inizio del primo successivo, altrimenti il conto delle 35 ore non lo fa nessuno. È lo stesso ragionamento del riposo tra un turno e l'altro;
- evitare il riposo a sandwich, cioè il giorno libero incastrato tra una chiusura tardi e un'apertura presto. È la configurazione che sfonda il limite più spesso, ed è anche quella percepita come meno riposante;
- distribuire le domeniche con un criterio scritto, perché la parte di equità esiste davvero, semplicemente è un problema diverso. Ne abbiamo parlato in domeniche e festivi.
Il riposo settimanale è una di quelle regole che nessuno viola con decisione: si perde per un'ora, in un incastro, tre settimane su quattro. Ed è esattamente il genere di errore che si evita solo se il controllo è automatico.
Sked Solve calcola i riposi consecutivi mentre costruisce la settimana, quindi il giorno libero a sandwich non viene proposto. Trovate come funziona su Sked Solve.
