Gli extra risolvono un problema reale: coprire due sere di punta senza portarsi il costo per tutta la settimana. E ne creano uno che quasi nessuno mette in conto: chi lavora due sere al mese non conosce il locale, e nelle sere di punta la mancanza di conoscenza costa più delle braccia in più che porta.

Non è un argomento contro gli extra. È un argomento contro il modo in cui vengono di solito inseriti.

Il costo nascosto sta nelle domande

Una persona che non sa dove sono i bicchieri da vino chiede. Chiede a chi sta lavorando, nel momento peggiore, e ogni domanda toglie trenta secondi a due persone invece che a una. Dieci domande in una sera piena sono dieci minuti di due persone: più di quanto quella persona faccia risparmiare nella prima ora.

Il conto torna comunque, ma solo se la persona torna. Un extra che lavora una sera e sparisce è un investimento a fondo perduto, e la maggior parte dei locali ne brucia decine ogni stagione senza accorgersene.

Tre cose da decidere prima, non durante

A cosa serve davvero. Un extra in una sera piena non è un cameriere in meno da assumere: è una persona che può fare le cose che non richiedono conoscenza del locale. Sbarazzo, riassetto, bevande, supporto al bancone. Assegnargli un settore completo perché «tanto è del mestiere» è il modo più rapido per far saltare quel settore.

Chi risponde alle domande. Va nominata una persona, e va scritto nel piano. Senza un nome, le domande vanno a chi capita, cioè a chi è più gentile, cioè sempre alla stessa persona, che quella sera lavora il doppio.

Quali informazioni servono prima di entrare. Non un manuale: cinque cose. Dove sta la roba, come si chiude un conto, chi è il responsabile della serata, dove si mettono i reclami, cosa non si fa mai. È il tipo di formazione breve di cui abbiamo scritto in formazione breve senza aula.

La disponibilità è il dato che serve

Il motivo per cui gli extra generano telefonate è quasi sempre lo stesso: nessuno sa in anticipo chi può quando. Si scopre chiamando, la sera prima, sperando.

Raccogliere la disponibilità in modo strutturato (giorni e fasce in cui una persona può lavorare) cambia la natura del problema: il piano propone solo chi è davvero disponibile, e le telefonate diventano conferme invece che ricerche. Lo stesso ragionamento vale per studenti e stagionali, ed è in studenti e stagionali.

Il ritorno vale più della prima sera

L'obiettivo con un extra non è che la serata funzioni: è che torni. Un extra al terzo turno vale quasi come una persona fissa, e ci arriva solo se le prime due sere non sono state un'esperienza da dimenticare.

Due dettagli che pesano più di quanto sembri: dirgli come è andata prima che esca, e dargli le date successive prima che se ne vada. Chi esce senza sapere se e quando tornerà, di solito non torna.


In Sked Solve ogni collaboratore può dichiarare i giorni e le fasce in cui è disponibile, e la generazione assegna i turni solo dentro quelle finestre. Trovate come funziona su Sked Solve.