Gli straordinari hanno una particolarità: quasi nessuno li decide. Si accumulano, un pezzo alla volta, per motivi che al momento sembrano tutti inevitabili. E a fine mese la cifra sorprende chi l'ha autorizzata riga per riga.

Vale la pena separare due cose che vengono sempre confuse: cosa dice la norma e da dove arrivano davvero.

Cosa conta come straordinario e quanto se ne può fare

Per il D.Lgs. 66/2003 è lavoro straordinario quello prestato oltre l'orario normale di lavoro, cioè oltre le quaranta ore settimanali (o il minore orario normale fissato dal contratto collettivo).

La legge chiede che il ricorso sia contenuto e, in assenza di disciplina collettiva, lo ammette solo previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore, per un periodo che non superi le duecentocinquanta ore annuali. Nella pratica quasi tutti i settori hanno una disciplina contrattuale che regola la materia in modo più preciso, ed è quella che si applica.

Due cose che vale la pena fissare:

  • lo straordinario va computato a parte e specificamente compensato con le maggiorazioni previste dal contratto collettivo, non annegato nel totale;
  • esistono casi in cui il limite non opera, per esempio le eccezionali esigenze tecnico-produttive impossibili da fronteggiare con altro personale, la forza maggiore e gli eventi particolari indicati dalla norma. Sono eccezioni, non un canale ordinario.

Il vincolo che morde davvero non è quello

Il tetto delle 250 ore è alto: chi lo raggiunge di solito ha già problemi ben più grossi. Il limite che si tocca per primo è un altro, ed è la durata media di quarantotto ore settimanali, straordinari inclusi, calcolata su un periodo di riferimento di quattro mesi.

Sono due conti diversi che si fanno insieme. Il primo dice quanto straordinario nell'anno, il secondo dice quanto carico in media in un trimestre abbondante. Il ragionamento completo sul secondo sta in quante ore si possono lavorare a settimana.

Questo articolo è un orientamento pratico, non una consulenza legale: il contratto collettivo applicato regola limiti, maggiorazioni e modalità di recupero, ed è sempre il primo testo da leggere.

Fuori dall'Italia

In Spagna il tetto è molto più basso: ottanta ore all'anno, con una particolarità importante, le ore compensate con riposo entro quattro mesi non si conteggiano in quel limite. I lavoratori notturni non possono farne. Nel Regno Unito non esiste un tetto annuo né una maggiorazione di legge: quello che c'è è il limite medio di 48 ore e l'obbligo di rispettare il salario minimo sulla media delle ore effettivamente lavorate.

Da dove arrivano davvero gli straordinari

Nella grande maggioranza dei casi non sono tre cause diverse ma sempre le stesse tre, in proporzioni variabili.

La copertura tirata al minimo. Quando il piano prevede esattamente le persone necessarie in ogni fascia, senza margine, qualunque imprevisto diventa straordinario. Il margine costa poco se pianificato e caro se improvvisato.

Le assenze coperte allungando i turni di chi c'è. È la reazione istintiva ed è la più costosa: allunga la giornata delle persone già in servizio, che erano già a fine turno. La strada alternativa (chi è a riposo, chi ha ore in credito, chi lavora meno quella settimana) esiste sempre, richiede solo di avere il quadro davanti. Ne abbiamo parlato in gestire le assenze improvvise.

Le code di chiusura. Le mezz'ore dopo l'orario, quelle che non si registrano quasi mai, sono la voce più sottovalutata: piccole, quotidiane e sistematiche. Su venti giorni fanno dieci ore.

Ridurli senza fare la voce grossa

Tre mosse concrete, in ordine di efficacia:

  • misurare prima di tagliare. Straordinari per persona, per giorno della settimana e per causa. Quasi sempre esce che il settanta per cento arriva da due giornate ricorrenti e da una sola sede: un problema di piano, non di persone;
  • spostare il margine dove serve invece di distribuirlo uniformemente. Mezz'ora in più nella fascia di chiusura del sabato vale quanto due ore sparse nel martedì mattina;
  • usare il recupero invece del pagamento quando ha senso per entrambi, con un conto trasparente. È esattamente il mestiere della banca ore, che però funziona solo se il saldo è visibile a chi lo matura.

C'è infine una regola che sembra banale e non lo è: se una settimana finisce sistematicamente in straordinario, quella settimana non è pianificata male, è pianificata con un organico che non basta. Continuare a chiamarlo straordinario è solo un modo di rimandare la decisione.


In Sked Solve il monte ore di ogni contratto è un vincolo della generazione, e il piano segnala in anticipo le settimane che finirebbero in straordinario. Trovate come funziona su Sked Solve.